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INCHIESTA ESCLUSIVA IN COLLABORAZIONE CON CALCIOA5LIVE – L’UNIVERSO “ALLENATORI DI CALCIO A 5” SI RACCONTA: GIOIE, DELUSIONI, SCARAMANZIE, ELOGI E CRITICHE CHE ACCOMPAGNANO IL LAVORO QUOTIDIANO DEI “MISTER” – FABRIZIO RANIERI
C’è quello che si fa la barba il sabato mattina, giorno della partita; c’è quello che “siccome alla prima di campionato portavo quelle scarpe ed abbiamo vinto, allora debbo metterle sempre ad ogni partita”; ma c’è anche quello che “non dò peso a queste scaramanzie..”; e poi….
C’è di tutto, quindi, ma ci sono soprattutto uomini e donne contagiati dalla passione per il calcio a 5, persone dentro e fuori del campo, persone che vogliamo raccontare con questa inchiesta esclusiva, realizzata in collaborazione con il portale www.calcioa5live.com e che ci accompagnerà per diverse settimane.
Il ventiquattresimo a rispondere alle nostre domande è Fabrizio Ranieri.
Prima domanda fondamentale: sei un allenatore di calcio a 5 o "anche" un allenatore di calcio a 5?
Anche se con il massimo impegno e la massima dedizione, sono assolutamente “anche” un allenatore di calcio a 5.
Giocatori, Società, tifosi, vi chiamano "mister": é un termine che apprezzi o lo subisci perché si usa così?
Il termine “mister”, così come altri nel nostro ambiente, è ormai di uso comune, diciamo che mi sono abituato a subirlo e, comunque, per me non è di grande rilevanza.
Qual é la più bella soddisfazione che hai ricevuto nella tua attività su una panchina di calcio a 5?
I risultati sportivi si alternano e anch’io ho alternato grandi gioie a cocenti delusioni, inutile fare delle graduatorie, le soddisfazioni legate al risultato durano spesso pochissimo e in caso di sconfitta, per fortuna, questo sport ti offre sempre una immediata possibilità di rivincita. La più grande soddisfazione che mi porto dietro è sicuramente il rapporto costruito con le persone che hanno condiviso con me le stagioni passate sui campi di tutta Italia. A seguire l’Aloha nelle ultime gare ho avuto il grande piacere di vedere dirigenti e giocatori praticamente di tutte le società in cui sono stato negli anni da allenatore e, ancora oggi, ci sono miei ex compagni di squadra che mi seguono con affetto. Credo che questo sia il più grande risultato che un uomo di sport, non necessariamente un allenatore, possa ottenere.
E ovviamente, qual é stata la giornata più nera, quella che avresti voluto non vivere?
Le giornate più nere sono esattamente il contraltare di quanto detto in precedenza: sugli aspetti tattici, tecnici e organizzativi di una squadra sono disponibile a discutere ad oltranza e con tutti, sulle mie convinzioni riguardo i rapporti tra persone no. Come tutti, sono fatto a modo mio, non sono alla ricerca di unanimità di consensi perché è utopico pensare che possa esistere, ma sono rimasto molto deluso le volte che ho capito, colpevolmente in ritardo, di avere a che fare, nello sport, con persone con “mire” profondamente diverse dalle mie.
Gli altri allenatori, quelli che incontri a pochi metri di distanza, sulla panchina avversaria, sono colleghi o possono anche essere amici?
Basterebbe che fossimo tutti “buoni conoscenti”, ma non viviamo “sull’Isola che non c’è” e questo non è possibile in assoluto. Con molti miei “colleghi” ho un rapporto cordiale, con alcuni, soprattutto romani per ovvie ragioni, c’è una costante frequentazione comune di pizzerie post-allenamento, con pochi altri il rapporto è diplomaticamente ristretto al minimo indispensabile. Nel complesso non ci possiamo lamentare dei rapporti tra allenatori o almeno a me sembra che sia così.
Quale giocatore ti é piaciuto allenare più di qualsiasi altro, in questi anni? C'é una ragione particolare?
Farei torto a molti, se cercassi di scovare un nome tra i tanti giocatori che ho avuto il piacere di allenare, credo che tutti gli allenatori abbiano preferenze, anche inconsce, verso qualche giocatore, siano esse derivanti dall’applicazione tattica o, più semplicemente, dalla simpatia caratteriale verso il soggetto in questione. Diciamo che il giocatore che preferisco è quello disponibile a lavorare seriamente, ma senza perdere il gusto del divertimento che stare in un campo di calcio a 5 deve necessariamente trasmettere, quello col quale posso confrontarmi, anche duramente, ma che poi è pronto a mettersi a disposizione della squadra in tutto e per tutto, in campo o fuori. Non mi piacciono quelli che considerano la propria presenza nel gruppo estrapolandola dal contesto di squadra o che cercano sempre una scusa per ritagliarsi uno spazio personale, in sostanza non mi piacciono quelli che tendono a sentirsi più furbi degli altri.
Qual é il complimento più bello che ti sei sentito rivolgere in questa attività e la critica ricevuta che ritieni più ingiusta?
Le critiche, per chi ha scelto di fare l’allenatore, sono pane quotidiano, ho imparato a non dare peso a chi critica per partito preso o solamente sull’onda del risultato, mi piace confrontarmi con le critiche che possano migliorarmi, ma sono pochissime le persone che criticano accettando il confronto, quasi tutti parlano a giochi fatti non considerando che l’allenatore sceglie prima e, spesso, deve modificare le cose in corsa, sotto pressione e in pochi istanti. Tutti gli anni, ad inizio stagione, ai miei giocatori dico: “ogni squadra ha un “coglione” a cui addossare qualsiasi colpa, quest’anno il vostro sono io!”, credo di aver reso l’idea…
Comunque, le critiche più fastidiose sono quelle fatte alla persona, il “mister” può essere discusso, fa parte del gioco, l’uomo no, soprattutto se, come capita sempre, vengono fatte da persone che non mi conoscono assolutamente e sparano giudizi senza sapere niente, sarebbe sempre bene conoscere le persone prima di esprimere pareri. I complimenti costano poco e spesso valgono meno, bisogna saper scremare quelli veri da quelli interessati, di circostanza o fatti per affetto, ovviamente fanno più piacere delle critiche, ma credo vadano accettati col beneficio d’inventario allo stesso modo.
Comunque, il più bel complimento credo di averlo ricevuto quest’anno dal Presidente Quinzi che, non fermandosi agli aspetti superficiali come molti, ha fotografato in poche parole il mio “essere allenatore”, definendomi “autorevole” e non “autoritario”: sembra poco, ma racchiude quasi tutto quello che, secondo me, un capobranco dovrebbe sempre essere in campo e nella vita di tutti i giorni. Lo ringrazio molto per questo anche perché è, indirettamente, la risposta a una delle critiche che più mal sopporto, quella di essere poco autoritario: non lo sono per scelta, non mi piacciono le persone autoritarie che, probabilmente, non capiscono nemmeno la differenza tra le due cose, voglio che i miei giocatori mi seguano perché dico cose giuste, non perché decido la lista dei convocati per il sabato.
La foto di squadra prima della partita.... porta sfortuna o consideri una stupidaggine questa diceria che circola?
Diciamo che questa storia della foto pre-gara è una delle tante leggende che aleggiano nel nostro sport, una di quelle “maledizioni” a cui nessuno crede, ma che nessuno vuole sfidare… Quest’anno noi abbiamo perso tutte le gare in cui non abbiamo fatto la foto e, dopo averlo notato, ci pettiniamo prima di scendere in campo e stiamo preparando un vero e proprio book fotografico con immagini pre partita… non ci crediamo, ma non si sa mai !
E' vero che ogni allenatore ha un suo approccio scaramantico alla partita? E' anche il caso tuo? Se ti va, ce lo racconti?
Vale quanto detto sopra, nasce tutto un po’ per scherzo, ma finisce tutto in un vero e proprio rituale che coinvolge quasi tutta la squadra. In alcune squadre meno accentuato, in altre molto di più quasi a sfiorare il maniacale. Posti a tavola con relativi pasti e ritardi all’arrivo, posti sul pullman, in aereo e nello spogliatoio, abbigliamento di gara e da passeggio, di squadra e personale, numero di caffè presi con relativi bar e baristi, barba, scarpe, calzini, acqua ecc. potremmo parlare di tutto e non basterebbe un libro, diciamo che, se preso nel giusto modo, è uno degli aspetti più divertenti del nostro mondo, e considera che le vere scaramanzie non si raccontano mai, a nessuno….
Per chiudere, ti contatta una Società e ti propone la parola "progetto": qual é la tua riflessione immediata?
Scoppio a ridere e gli offro un caffè, poi gli racconto qualcosa sui progetti di cui ho fatto parte….
Mimmo Lacquaniti
Colgo l’occasione per ringraziare sin d’ora i tanti allenatori che hanno già inviato le risposte che via via pubblicheremo e quelli che le invieranno nei prossimi giorni.
Grazie perché… sono quelli che ci mettono la faccia!
E se durante questo percorso qualcuno vorrà intervenire, esporre osservazioni e commenti, può farlo inviando una mail a mimmolacquaniti@gmail.com |
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