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Calcio a 5 - Serie B
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4/2/2010
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MUSTI DI NUOVO IN PANCHINA: “UNA SFIDA ASSAI DIFFICILE, VISTI CLASSIFICA E CALENDARIO, MA ALTRETTANTO STIMOLANTE. LA ROSA E’ COMPETITIVA, I RAGAZZI DEVONO RTIROVARE FIDUCIA IN SE’ STESSI”
Conclusa l’esperienza biennale sulla panchina del Torrino (da responsabile diretto e da “secondo” di D’Orto), Alessio Musti ha preferito “staccare la spina” piuttosto che aderire a proposte (pur ricevute) che non lo convincevano in pieno.
Da pochi giorni, invece, è di nuovo in campo, alla guida tecnica dell’Alpha Turris, formazione romana di serie B che lotta per tirarsi fuori da una situazione di classifica assai scomoda: la sfida è difficile ma non tale da spaventare Musti, che in questa intervista commenta l’avvio della nuova esperienza ma non si sottrae nemmeno alle domande sullo stato della disciplina, in particolare sul tema “caldo” dei giocatori nati in Italia.
Alessio, bentornato! Ti avevamo lasciato nella stagione passata sulla panchina del Torrino, come secondo di D'Orto, e poi più nessuna notizia, come hai impiegato il tempo di allenatore senza squadra?
Grazie per il bentornato ... in questi mesi ho portato avanti interessanti attività personali, non avendo impegni diretti con nessuna squadra, ho anche seguito molte gare e le varie vicissitudini del "nostro" calcio a 5.
Visto che hai seguito un pò di gare dei campionati nazionali, come valuti l'adozione, e soprattutto l'applicazione delle nuove regole in tema di giocatori nati in Italia?
Ti seguo, ti conosco e capisco la sottile ironia in questa domanda. Ci sono alcune considerazioni da fare, riguardo le norme in vigore: una su tutte è quella che in Italia mancano giocatori ITALIANI, in particolare mancano i nati dal 1978 al 1987 (circa). La domanda (ma la risposta è stranota) è: quel decennio che fine ha fatto?? probabilmente è stato colmato da "oriundopoli", che ha fatto si che in Italia arrivassero giocatori inizialmente pronti a far la differenza per poi diventare giocatori bravi.. per poi diventare giocatori appena normali.. bastava che per le società fossero "italo-qualcosa", in quel modo si è bruciato tutto intorno, la possibilità di far emergere giocatori di livello nati in Italia, e in quel modo si è creato un buco di dieci anni ... Ora torno alla parte ironica della domanda: tre spesso si siedono e scaldano la panchina, la speranza è che le società non adottino il sistema "fatta la legge trovato l'inganno" ma inizino a far stare meno seduti quei tre e che magari con coraggio la Divisione porti avanti questa scelta e da tre si possa diventare 5 poi 6 .. così piano piano le società dovranno anche fare un grande lavoro sui settori giovanili e forse si avrà un campionato meno tecnico ma più italiano, ma come sempre le cose si devono VOLER fare... !
Facciamo un'incursione in casa della Nazionale: ti so amico ed estimatore del c.t. Menichelli, come valuti il suo operato nel corso di questi mesi? La strada percorsa é l'unica praticabile o, soprattutto, la più idonea a restituire credibilità al movimento ed ai settori giovanili?
Anche qui bisogna essere almeno coerenti: io non so se la strada sia l'unica, ma almeno è una strada, voglio dire che se ha scelto di portare da 0 italiani su 14, come al mondiale, a 6/7 le presenze dei nati in Italia va dato atto della volontà del cambiamento, poi ognuno, come ormai è prassi, potrà dire "era meglio quello .... io avrei fatto ... per me ha sbagliato" però comunque come Tecnico ha dato un segnale. Poi le reali difficoltà sono quelle della risposta sopra, non è facile reperire giocatori di alta prestazione italiani, per me è coraggioso portare giocatori che la serie A non l'hanno mai fatta (Romano ed Ercolessi su tutti ) o giocatori di serie B e così via, poi mi sbaglio ma TUTTI erano indignati per la mancanza di italiani in nazionale? Ora si discute su perchè li ha portati, non per la stima che mi lega al CT io credo che la strada sia giusta, credo che sappia anche lui che se non si è raggiunto un risultato sperabile forse su qualcosa si dovrà rimettere mano, ma ora esiste un CT che va a trovare le società, che comunica con i tecnici e che visiona le gare. Rispetto al passato, almeno per me, la situazione è migliorata.
Veniamo adesso al tuo recentissimo ritorno in panchina, all'Alpha Turris: come é nata questa nuova collaborazione e quali sono le aspettative della Società romana? Ti é stato chiesto di salvare la categoria, immagino....
E' nata nel modo più normale, la squadra sta avendo un’annata difficile e a me di stare fermo un anno intero non andava, anche se anche in precedenza qualche altra società si era fatta viva, ma sia per l'impossibilità di allontanarmi e sia anche per situazioni tecniche non me l'ero mai sentita di accettare incarichi: qui la sensazione è differente, l'ottima impressione avuta parlando con la società mi ha fatto subito accettare questa sfida che, vista l'attuale situazione e visto il calendario, è sicuramente una sfida difficile ma stimolante, la rosa è molto competitiva (oltre che tutta italiana) e anche se siamo solo alla seconda settimana devo dire che presto questi ragazzi, se riprenderanno la giusta fiducia in loro stessi e nel lavoro che stiamo facendo, si leveranno delle soddisfazioni in modo da centrare il nostro obbiettivo attuale che è la salvezza.
Al debutto c'é stata la sconfitta di stretta misura in casa dell'Acquedotto: risultato a parte, che risposte hai avuto dalla tua squadra e su cosa ritieni che si debba lavorare per invertire la rotta?
La partita di sabato è stata strana, senza dubbio un risultato non meritato, ma comunque si è perso, in una settimana era difficile girare completamente sei mesi del loro lavoro, ma già il fatto di non aver mai mollato e di aver cercato il pareggio fino all'ultimo secondo è un buon segnale. Per il resto bisogna solamente lavorare e lavorare tanto... solo così ci si leva dai guai insieme. Il resto, come sempre, restano chiacchiere.
Mimmo Lacquaniti |
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